IL VERO FINALE DI PRETTY WOMAN

Se a più di ventisette anni, ancora si continua a parlare di Pretty Woman, ma soprattutto a vederlo e sempre con buoni ascolti, sarà perchè a volte, la storia del cinema è anche fatta di ottime commedie che con il tempo, non svaniscono nell’abisso e altre generazioni, continuano a vederlo; accade poche volte, ma quando accade, fa sempre piacere riparlare di quel film. Pretty Woman uscito nel 1990, con l’allora sconosciuta Julia Roberts e il ritorno di Richard Gere, che in quegli anni vedeva la sua carriera un pò zoppicante, non si doveva neanche intitolare così, ma più semplicemente, Tremila, ovvero la somma, che la prostituta Julia Roberts avrebbe preso, per il suo ingaggio in quella fatidica settimana, tra cene, alberghi di lusso e spese illimitate. Se bene, che il film fosse partito come un opera indipendente, moltissime attrice andarono a quel casting, ma poi fu scelta Julia, che alle spalle aveva solo pochissimi film e forse anche per questo, quella che oggi noi chiamiamo escort è diventata l’eroina di turno. Ben pochi puntavano su questa pellicola, perchè nello script originale, la storia era molto più dark, ovvero, non aveva quel taglio da commedia-favola, che noi conosciamo, ma soprattutto non aveva quel grande finale, sulla scala dove i due si baciano. Sì perchè in realtà, Vivian ed Edward, non dovevano stare assieme, doveva essere solo il lavoro di una settimana e poi finire lì, ma il regista, lo scomparso Garry Marshall, amante dei bei finali e dell’amore, non ci ha pensato due volte e lo ha rifatto scrivere, non una volta, ma diverse, per essere sicuro del vero finale da fiaba. Poi tutti sappiamo com’è andata e cosa è diventata questa pellicola e per fortuna che il produttore, dell’allora Touchstone Pictures, alias un certo Jeffrey Katzenberg, fu il primo a credere in questo piccolo progetto, che grazie al passaparola, divenne uno dei film più visti di quell’anno.

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