QUENTIN TARANTINO vs. BRUCE LEE

Il successo porta sempre con sé una lunga serie di cattiverie e gelosie, ma a volte la verità sta nel mezzo e forse questo è il caso di Bruce Lee e Quentin Tarantino. C’era una volta a Hollywood arrivato a ben oltre cento milioni di dollari, che per i film di Tarantino è tantissimo, si porta alcune lamentele che arrivano da più fronti. Se già a Cannes, dove il film fu presentato in anteprima al Festival, qualcuno si lamentava per come Tarantino tratta le donne, non valorizzando soprattutto il talento di Margot Robbie che se pur essendo in un ruolo chiave, resta relegata a spalla dei due gradi protagonisti Pitt-DiCaprio. Ma soprattutto fu una stoccata per l’affare Weinstein, che lo ha visto coinvolto suo malgrado in una delle pagine più nere degli ultimi anni, dove un predatore di donne era il suo grande mentore e suo grande finanziatore e dunque, forse pure il matrimonio avvenuto l’anno scorso, lo si è dovuto proprio per ripulire la sua immagine, di regista e di uomo. Oggi invece, alla sua uscita mondiale, viene attaccato pure dalla famiglia Lee, ovvero i parenti di Bruce Lee, proprio per come viene tratta la figura dell’attore, che secondo la famiglia non rende degno omaggio all’uomo e all’artista. Tarantino risponde molto semplicemente, che pur essendo una personale trasposizione dei fatti, non a caso la sceneggiatura è vista come originale, per dare a Quentin la possibilità di andare all’Oscar, ha fatto una rielaborazione su storie vere raccontate dalle persone che lo conoscevano. Lee in questo film esce come un burbero, uno che trattava male la gente e che se la menava tantissimo, perciò al contrario, la famiglia, racconta di un uomo, molto legato alle sue origini orientali, molto affabile e molto dolce, insomma il perfetto contrario della pellicola. La più arrabbiata è Shannon Lee la figlia di Bruce, ma Quentin continua a dire e ridere che molte delle cose descritte nel film, le ha viste e sentite lui stesso in alcune interviste, perciò di certo non mente. Trattato come un giallo ad Hollywood ed emarginato da tutti, così il film pone il suo personaggio, per sole due scene e pure piccole, esce tutto questo trambusto, forse più pubblicitario che altro, ma non è la prima volta che il regista viene criticato per le sue verità non verità, come il grande finale di Inglorious bastard, dove uccide Hitler e perciò di fatto ha riscritto la storia del mondo e dunque aspramente criticato da molti. Lui però è Quentin, un visionario, innamorato di un certo cinema, per pochi tra l’altro, che ama mettere verità e finzione insieme, ma che mai si sognerebbe di scrivere un personaggio famoso lontano dalla realtà, perché la credibilità è tutto per lui. Forse un po’ stanco di essere sempre criticato e sempre relegato al genere Pulp, che lui stesso ha inventato, dice anche che al decimo film smetterà di fare il regista, ma sono anni che millanta di andarsene da Hollywood, ma poi ritorna sempre sui suoi passi. C’era una volta a Hollywood è un film amaro, un lungo film per intenditori ed estimatori del regista che vede sempre i suoi grandi omaggi al cinema del passato da Corbucci a Fulci e che racconta uno spaccato sociale e culturale della Hollywood degli anni settanta, dove il sacro e il profano andavano a braccetto e dove l’omicidio di Sharon Tate, cambiò le regole del gioco e dove ancora oggi, a distanza di tanti anni, resta una delle pagine più brutte della vera storia del cinema.

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