I PEPLUM MOVIES

Si chiamano Peplum in lingua originale, ma da noi sono più conosciuti come Sandaloni, termine che deriva dalle famose scarpe dei Romani pieni di lacci e che proprio a quell’epoca, si sono ispirati per tantissimi film, che si potrebbero essere stati ai tempi, i film attuali sui supereroi intanto per capirne il potenziale. Conosciuti nello slang del cinema come sword and sandal (spada e sandalo) hanno come soggetti personaggi veri e non veri, tratta dalla storia romana o greca e a volte anche tra gli dei e gli eroi di quell’epoca. Il cinema americano ha sempre amato questo genere già dagli anni trenta, film in costume, con azione, storie d’amore, qualche duello, intrighi internazionali e la grande disparità tra i poveri e i ricchi, con schiavi e soprattutto schiave, sempre più che belle. La parola Peplum in realtà deriva, dalla famosa tunica bianca, il peplo, usata nell’antica Grecia. Le caratteristiche di base per definirsi un vero film Peplum, erano il basso budget, la scenografia povera e molto finta, delle interpretazioni standar e con ben poca espressività facciale e qualche effetto speciale che di speciale aveva ben poco. Tra gli anni cinquanta e sessanta erano una vera pietra miliare, che facevano concorrenza ai veri kolossal, che la Hollywood di classe “A” stava girando soprattutto in Italia. Queste produzioni poi, per risparmiare, andavano a “rubare” scene e costume proprio da quei film ad alto budget. Altro grande protagonista di tali film, erano gli omoni, super palestrati, che interpretavano sempre qualche guerriero o qualche centurione nonché qualche gladiatore, di solito avevano poche battute, ma facevano tanta scena. Con la definizione Peplum oggi però si annovera anche i grandi kolossal della storia del cinema, come Cleopatra, Ben-Hur, Spartacus e tanti altri, che se lontani dalla filosofia di base del genere, si possono comunque considerare dei Sandaloni di alto rango. La base delle creatività era però per tutti Cinecittà, che forniva le maestranze, le comparse e tutti i grandi artigiani, che ricostruivano di tutto punto la storia com’era. Ovviamente il grande lavoro era per i costumi che se scarni, erano la base della storia, con i costumi, anche il trucco e tutto quello che era l’estetica, soprattutto per i ruoli femminili, che dovevano ammaliare gli spettatori e che richiedevano ore di lavoro. I risultati commerciali erano sempre ottimi e tanti film di classe “A” vinsero anche Oscar e diversi premi nel mondo. Cinecittà che ormai era conosciuta come la Hollywood sul Tevere, viveva il suo più grande splendore storico e dava lavoro a centinaia di persone. Tantissime le pellicole girate e prodotte tanto che era la moda dell’epoca e tutti volevano lavorarci, tanto che le produzioni riuscivano a lavorare contemporaneamente su due film senza problemi. Le storie erano sempre diverse, c’era il film basato sulla storia d’amore, il film basato sulla guerra, il film basato sulla suspence e i film basati anche sull’allegria, perciò si può ben capire quanto questo genere era fonte di arricchimento per tutti. A metà degli anni sessanta però, il genere diede vita all’altro grande filone cinematografico i così detti spaghetti-wester ed in generale i film wester che divennero di colpo, la nuova fonte di reddito. Le produzioni furono costrette a cambiare e il cambiamento generazionale misero una fine al Peplum che per Cinecittà con le nuove regole sindacali e le nuove regole del cinema Italiano, fecero calare il sipario sugli studios, che da lì a poco avrebbero subito delle battute d’arresto. Oggi ogni tanto qualche produzione riscopre questo genere, ma nessuno riesce a riportare allo splendore gli anni ruggenti delle tuniche e i sandali alla schiava.

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