ANNETTE BENING IL PRESIDENTE

Tocca ad Annette Bening quest’anno ad essere il presidente della giuria della prossima Mostra del cinema di Venezia. E’ stato lo stesso direttore Alberto Barbera ad insistere fortemente per la sua presenza e lei ha accettata volentieri e si dice onorata di tale possibilità. Ben poche nella storia hanno avuto tale onore, ma era doveroso un gesto cosi’ eclatante per far capire che la mostra si adegua ai tempi moderni, tra l’altro la madrina di questa edizione, sarà un padrino, Alessandro Borghi. Aspettiamoci dunque, anche novità nello stesso concorso, che di sicuro darà gran spazio al cinema al femminile, cinema di cui la Bening è una vera pioniera. Si’ perchè ad Annette non fa paura niente e nessuno, può fare la lesbica senza problemi, la madre, senza aver paura, dell’età che avanza, tra l’altro è anche una che non si è rifatta, mogli stronze, amanti folli, sono tutte scelte coraggiose e mai banali, molto lontane dallo stereotipo Hollywoodiano, di cui farebbe anche parte. Entrata dalla porta principale del cinema, già al quarto film, si porta a casa una nomination all’Oscar e dunque già tutti, avevano capito che questa era una vera attrice e che non ci andava giù tanto piano, ma sarà il ruolo di Virginia Hill in Bugsy a cambiarle del tutto la vita. Oltre ad aver finalmente avuto l’acclamato successo internazionale per il suo lavoro, ha anche conosciuto il suo attuale marito, ormai insieme da ventisei anni, alias Warren Beatty, che all’epoca era lo scapolo più ambito e il più impenitente sciupa-femmine di Hollywood, ma Annette è riuscita nell’incredibile e sono pure nati quattro figli, tanto che è passata alla storia, con la tipica frase “prima o dopo anche per lui arriverà un Annette Bening”, usata da tantissimi giornalisti e non solo, quando scrivono di un tal dei tali, scapolone della sua generazione. Adesso arriva in Italia e tutti ne sono contenti, riuscendo a mettere d’accordo, cineasti, cinefili, fans e amanti del cinema, come mai nessuno era riuscito prima, un grande colpaccio del direttore, che è stato bravissimo a cogliere il nuovo movimento rosa del cinema.

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