BLANCHE SWEET LA RIVALE DI MARY PICKFORD

Nei primi anni del cinema muto, dove regnava il dominio maschile, una donna, Mary Pickford, si fece largo, con tenacia e bravura, nel nuovo mondo del cinema, diventando la più grande star del cinema muto, non solo come attrice, ma anche da produttrice, fondando la famosa casa di produzione, United Artist, ma soprattutto era una suffragetta del cinema, che diede tutta se stessa, per la causa femminile del diritto al  voto negli Usa, ma non solo, fu anche una, che riuscì ad introdurre regole ferree, sui contratti delle donne, dando gli stessi diritti degli uomini. Non c’è rosa però sena spine, perchè non ci può essere, una donna senza la sua antagonista, Blanche Sweet, appunto, ma soprattutto non ci può essere una donna, senza una acerrima rivale. Blanche già all’età di diciotto mesi lavorava, perchè i suoi genitori erano due attori teatrali e anche se la made morì a soli diciannove anni, la nonna comunque, la indirizzò nella carriera artistica, facendola diventare prima una ballerina e poi a soli quattordici anni, un’attrice. Fu lei a quell’età, a soffiare la parte a Mary Pickford, per il regista David W. Griffith, anche se più giovane di Mary di due anni, la sua maturità non solo artistica, la favorirono e questo non andò giù a Mary, che già era una star. Nel 1913, tutte e due sotto contratto con la stessa casa di produzione e soprattutto con lo stesso pigmalione Griffith, la Pickford, che non era più l’unica preferita, cominciò a guardarsi in giro ed in seguito, lasciò definitivamente la casa di  produzione. Ma chi la fa l’aspetti, perchè l’anno seguente, il regista, alla ricerca di un’attrice per il suo nuovo film, non diede quella parte alla Sweet, ma la diede a Lilian Gish, altra grande diva del cinema muto, che a quell’epoca era ancora un’attrice acerba, risultato Blanche si offese e chiuse i contatti con il regista. La sua fama però, la portarono ad avere un cospicuo contratto per la Paramount e lavorare con le migliori star dell’epoca, ma l’arrivo del cinema sonoro, come per tantissimi altri, fu la fine della sua carriera. Negli anni trenta, tentò la fortuna nei film parlati, ma solo dopo tre pellicole, decise di ritirarsi, per dedicarsi al teatro, ma anche qui le andò male, finì con il lavorare in un grande magazzino, dimenticata da tutti e nel 1958 divenne anche vedova e passò, il resto della sua vita da sola, morì a New York per un ictus, all’età di novant’anni, dimenticata da tutti e quei suoi centosessantaquattro film, non la aiutarono ad entrare nella storia del cinema purtroppo.

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